-

Omelia ai catechisti in occasione dei primi Vespri dei Santi Pietro e Paolo

   Cari amici, con il tramonto di questo giorno entriamo nella Solennità dei Santi Pietro Paolo. La liturgia unisce nella medesima festa due uomini tanto diversi per temperamento e carattere, per il servizio svolto alla Chiesa

   Pietro è il discepolo pauroso e pieno di timore, titubante le cui labbra pronunciano la professione di fede venuta dall’Alto: Tu sei Il Figlio del Dio vivente! Da chi andremo? Dalla stessa bocca viene fuori il “Non lo conosco” dinanzi alla serva nel cortile del sommo sacerdote. Quest’uomo, debole e forte, è chiamato a pascere il gregge del Pastore Bello e Grande delle pecore, il Vescovo del cielo: è lui che ha il dono di mantenere uniti nell’unica fede le tante anime e i tanti carismi.

   Paolo è l’impetuoso, il più fariseo dei farisei, il più cristiano dei cristiani: non conosce le mezze misure! Sfida persino Pietro perché vuole che il Vangelo sia proclamato a tutti gli uomini fino a confini della terra. Ha però la consapevolezza che tutto è grazia: mi basta la tua grazia; tutto posso in colui che mi dà forza.

   Cari catechisti la festa delle due Colonne della Chiesa ci ricorda con la lettura breve proclamata che siamo prescelti con il Battesimo ad annunciare il Vangelo e voi la fate in maniera continua e costante nella non facile catechesi ai bambini e ai ragazzi. Colgo l’occasione per ringraziarvi per l’impegno profuso in quest’anno pastorale.

   È stato un anno difficile, gli imprevisti ci hanno fatto riscoprire l’essenziale e che se il Signore non costruisce la casa invano faticano i costruttori.

   Continuiamo a camminare sulla via fedeltà alla Chiesa e sempre attenti all’unità tra di noi come ci suggerisce il carisma di Pietro, avendo sempre la fantasia e l’audacia di Paolo per nuovi itinerari e per aprirci alla novità dello Spirito e alle sfide del nostro tempo